Rassegna Stampa e Recensioni degli spettacoli
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Segnalazione di "Era che così" sul sito Internet www.rockol.it
Ettore Giuradei è un artista bresciano nato nel mondo del teatro. Dopo gli ottimi riscontri ottenuti dal suo album d’esordio “Panciastorie”, il cantautore ha rivoluzionato la formazione che lo accompagna nelle sue avventure musicali (ad eccezione del fratello Marco al piano) e si è messo al lavoro per il secondo capitolo discografico.
“Era che così” contiene nove brani nei quali la canzone d’autore incontra il folk e il rock, miscelando elettricità ed acustico, poesia ed ironia, sulla scia di grandi artisti come Vinicio Capossela ed Enzo Jannacci.
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Recensione di "Era che così" sul portale www.sentireascoltare.it da parte di Teresa Greco
Cantastorie in chiave musical teatrale, surreale ed onirico: al secondo disco, il bresciano Ettore Giuradei continua a dar vita al suo universo, già codificato nel precedente Panciastorie (Mizar records, 2006) nel quale si manifesta tutto il suo immaginario istintivo e straripante.
Tra filastrocche umorali, echi del migliore Vinicio Capossela intrecciato alla verve espressivo/declamatoria di un Paolo Rossi, inflessioni Paolo Conte, ma anche il maledettismo Nick Cave, l’incontenibile Giuradei, coadiuvato dal fratello Marco agli arrangiamenti, procede attraverso ballad al piano, nelle quale rock, folk e songwriting si fondono con le liriche apparentemente paradossali, riflessioni sui generis sulla realtà. Situazioni a volte lasciate in sospeso ("è difficile capire l’incertezza delle cose/ la verità che passa in ogni calice"), amarezze e paradossi. Tra i momenti migliori: la ripresa di una poesia pasoliniana (Vittoria) musicata nell’intensa Pasolini, il valzer rumorista waitsiano/caposseliano della title track, il folk puntellato dal violino di Zingara, gli echi alla Conte di Stupito. Una bella conferma.
(7.0/10)
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dal blog del Myspace ufficiale di CISCO BELOTTI (ex Modena City Ramblers)
La nuova musica Italiana a sanremo?
Anche quest’anno sanremo è passato e anche questa volta siamo sopravvissuti all’.. di buonismo e retorica musicale che tutti gli anni ci propinano, uno spettacolo che ha sfiorato il patetico per quasi tutto il tempo, penso alle "splendide canzoni d’amore" cantate in duetto guardandosi negli occhi o ai vetero sanremesi imbalsamati ripuliti e spolverati per l’occasione, per finire con i pseudo-cantanti impegnati che protestano e cantano di un mondo allo sbando, paradossalmente sul palco di sanremo!!!!!!
Comunque bando alle ciance e guardiamo oltre, guardiamo altrove , dove la musica per fortuna viene ancora fatta con il cuore e pensata con il cervello e non con il portafoglio!
E allora eccovi qua un po’ di vera nuova musica italiana .
Partiamo dal grande Ettore Giuradei che con il suo nuovo cd dal titolo "Era che così", si conferma grande cantautore moderno visionario e mai scontato.
Provate a seguire le sue liriche e le parole usate in brani come "Stupito" o "Era che così".
Un disco che suona veramente bene con grandi arrangiamenti, creati dal talentuoso fratello di Ettore, Marco Giuradei, che con il suo piano dirige tutti gli altri strumenti che suonano al posto giusto nel modo giusto al tempo giusto.
Altro ottimo lavoro è quello dei Portoflamingo dallo strano e accattivante titolo Fabrizio, certo alla kermesse sanremese sarebbero stati presentati come i Fabrizio e il loro disco Portoflamingo, ma questi sono altri discorsi che non ci interessano più!
Un album che sà di ballo e di festa, senza però trascurare un buon approccio di scrittura vicino al cantautorato migliore, quello di nomi a noi noti, ma che è meglio non ripetere ogni volta che si parla di nuove band o nuovi dischi, divertente e piacevole dovrebbe essere assaporare i brani dal vivo.
Disco completamente diverso dai due precedenti ma altrettanto interessante è quello dei Ramsazizz’, si dovrebbe scrivere più o meno così, ma non ne sono sicuro.
Un disco che sa di mediteranno ma non di scontato, che mescola le culture arabe ai ritmi moderni tecnologici delle nuove generazioni di musicisti popolari, usando la tradizione mediterranea eseguita con strumenti popolari come il bouzouki e fisarmoniche.
Il tutto condito da una babele linguistica che passa dai dialetti calabresi e milanesi al bulgaro fino ad arrivare ad uno strano linguaggio di mescolanza linguistica cantata da Roy Paci, che ricorda un po’ il Salvatore "Penetenziagine" del Nome della rosa.
Altro lavoro imperdibile e’ l’ultimo disco degli OflagaDiscoPax, che ormai con la loro formula collaudata, uniscono la voce narrante e descrittiva delle canzoni a basi musicali elettroniche e chitarre evocative, in una unica cosa sempre fresca ed efficace.
Le canzoni che qui prendono la forma di brevi racconti narrati , assumono una forza e una capacità comunicativa impressionante, soprattutto per emiliani come noi cresciuti nei sobborghi delle operose città Reggiomodenesi e dello stesso evo di tempo dell’autore Max Collini.
Quando sento alcune storie raccontate nel disco rivivo la mia infanzia tra palazzoni rossi campetti sportivi e sede del partito che dettava i ritmi del quartiere……. Partito non piu’ pervenuto!!!!
Certo il risultato può ricordare alcune cose già sentite dei CCCP oppure dei Massimo volume, ma questo non toglie forza e personalità al progetto del trio Reggiano!!!
Buon Ascolto a tutti perchè sanremoèsanremo!!!!
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Recensione di "Era che così" su www.rockit.it a cura di Marco Villa
"Era che così / tra la pioggia e Nick Cave / mi veniva d'invitarvi / ad un banchetto di vino e carne / di violenza e silenzi"
Banchetto breve e ricco quello di Ettore Giuradei. Poco più di mezzora, ma nulla che manchi o che sia fuori posto: un lavoro vario e compatto, eterogeneo e coeso. Dopo un primo disco più che buono ma a tratti monocorde, Giuradei trova la giusta esposizione per le proprie istantanee. Le parole giocano istintive tra amori osservati dall'obliquo dell'ironia, metafore fiabesco-ecologiste e sortite criptiche. Sono però le musiche a segnare il salto di qualità. Lasciate da parte le chitarre elettriche che caratterizzavano l'esordio, ci si trova di fronte ad una chiara scelta acustica. E non si tratta di un banale ripiegamento sul classico schema cantautorale, ma di un rilancio non da poco. Ancor più che nella prova precedente, le musiche non si limitano ad essere un rassegnato accompagnamento, ma dialogano con la voce e la incanalano lungo deviazioni all'apparenza schizoidi o fortuite. All'apparenza, perché in realtà tutto è controllato e guidato dal pianoforte di Marco Giuradei, autore di ottimi arrangiamenti che permettono al disco di passare con naturalezza invidiabile dal surreale afoso di "Culo sulla lavatrice" alle parole pesanti di "Pasolini". O di svariare come nulla fosse fra la sospensione cazzona di "Stupito" e la fisicità passionale della "Zingara". I riferimenti ci sono e non vengono nascosti: Capossela e Conte, con il secondo in netto avanzamento. La forza di questa mezzora, però, sta nella capacità dei due Giuradei di amalgamarli in un immaginario personale che si delinea sempre più. Un percorso simile a quello di Stefano Vergani, ma con la forza di una prospettiva teatrale che fornisce un puntello d'ulteriore originalità. Ancora cantautorato? Sì, ancora cantautorato. Ma un cantautorato che sbraca, piange, sanguina, emoziona.
"E torniamo a vestirci da diavoli / Sotto natale / Ci sarà tempo per purificare". (14-04-2008)
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Recensione di "Era che così" sul portale www.ondarock.it a cura di di Ciro Frattini
Ettore Giuradei è un cantautore bresciano classe '81, co-fondatore dell'etichetta indipendente Mizar. "Era che così" è il suo secondo disco, successore di "Panciastorie", uscito a nome Ettore Giuradei & Malacompagine nel 2006, e vincitore del "Premio Nuova Canzone d'Autore" al M.E.I.
Di quella formazione è rimasto solo il pianoforte del fratello Marco, che è anche lo strumento principe delle nuove canzoni. A Giuradei l'etichetta "cantautore" calza a pennello: tanto De André nei suoi brani, ma anche De Gregori e Capossela. Passato e presente che si mescolano con cucchiaiate di ironia e un velo di Balcani, fra buona e cattiva sorte.
I giri di piano conducono la storia del bimbo morto di "Prendimi in un mazzo di fiorellini" e, assieme a tocchi di poesia, ne leniscono l'aria. Le note incerte sono i momenti più irruenti, che fanno il paio con quelli della intro, breve tensione a tinte noir (bene invece l'outro e il suo violino). La viniciana "Stupito" vince la lotta con il senso di deja-vù grazie a un gran testo ("Stupito, ti chiedo cosa non capisci, anzi pensi che quello che dico non è che lo dico perché voglio dirlo, ma perché devo parlar. E allora sto zitto, mi faccio da parte; e allora tu pensi che faccio un po' il figo, l'intellettuale: non voglio parlare perché non mi va") e al guizzo melodico dell'inciso.
E' questo il maggiore talento di Giuradei: trovare le chiavi di volta di brani che, per quanto ben costruiti, altrimenti non sarebbero vincenti. E' il caso di "Un attimo prima di dormire" e di "Guardami" ("chissà se mi serve, chissà se si dà ad un sogno sporco, a qualcosa in più, ad una mano calda").
In linea di massima, il sestetto è affiatato ed esegue bene, si fa notare senza coprire; e guarda caso proprio la spoglia "Pasolini" (il cui testo è tratto da una poesia dello stesso Pier Paolo), per piano e voce, è fra i brani meno a fuoco dell'opera, assieme al divertissement "Culo sulla lavatrice".
Talento certo e bella voce sgraziata, Ettore Giuradei si mostra ancora a metà. Convincente nei momenti in cui si immerge in storie sghembe e dal pathos sincero ("La zingara"), gli occorre solamente sviluppare, o affermare, maggiormente la sua personalità rispetto a quella dei nobili punti di riferimento. Ad ogni modo da tener d'occhio: e magari da andare a vedere, se passa dalle vostre.
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'Avere cinquant'anni' recensione di Luca Baracchetti per il sito Internet www.musicboom.it
Per il suo secondo lavoro Ettore Giuradei lascia a casa la Malacompagine che lo aveva affiancato nell’esordio di “Panciastorie” e lavora di lima su scrittura e arrangiamenti, entrambi ristretti in un regime di (quasi) magra a cui è concesso espandersi solo quando serve. Il risultato però non è una raccolta di canzoni ridotte all’osso e con poca capacità espressiva, ma nove brani che bilanciano perfettamente le dinamiche tra parole e musica presentando una poetica ben definitiva e da subito riconoscibile.
Giuradei ha talento e inventiva, si appella a nomi importanti del cantautorato dentro e fuori l’Italia e ne ruba l’essenza, manipolandola secondo il suo immaginario di autore dalla vena surreale e ironicamente maledetta, nella quale teatro, cabaret e letteratura scompaginante si amalgamano alla meglio. Il pianoforte viene lasciato al centro della scena e detta melodie spesso caracollanti, chitarre e violini concedono apparizioni folk-rock improvvise e decisive come nella bella title-track, breve marcetta pianistica sui cui esplodono elettriche Bad Seeds – mentre Nick Cave è direttamente citato nel testo.
Ma i riferimenti sono anche altri: i Mariposa e il loro spirito surreale in Prendimi un mazzo di fiorellini; Leo Ferrè nella conturbante ascesi folk-maudit de La zingara; un Paolo Conte dal bpm alcolico in Un attimo prima di dormire – che dell’Avvocato prende anche la rara capacità di mettere in fila le parole più semplici nel modo più poetico possibile: «Scelto per caso / forse per me / per non pensare, / come si fa / forse per fare, / quel passo avanti / che fanno in tanti» – e poi ancora il Capossela-Jannacci di Stupito, il quadretto casalingo alla Califano post lettura Bukowski di Culo sulla lavatrice e l’epica degregoriana della stupenda Pasolini, dove un testo del poeta friulano tratto da “Poesie in forma di rosa” viene appoggiato su un cinemascope pianistico alla Einaudi. Tra tutte le tracce il brano più inaspettato, conferma delle capacità di un ventisettenne che scrive già con l’esperienza di un uomo di cinquanta. Ma con davanti ventitre anni per crescere ancora.
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Ettore Giuradei presenta "Era che così" su www.mascalzone.it
L’associazione socio-culturale Radici Migranti, grazie alla collaborazione di Luca D, art director del GEKO food&music, con il sostegno dell’assessorato alla cultura della città di San Benedetto del Tronto, propone il concerto del giovane cantautore bresciano Ettore Giuradei, considerato da critica e pubblico un’interessante rivelazione nella scena musicale italiana. L’appuntamento è fissato per giovedì 28 febbraio all’ Auditorium della Biblioteca Comunale a partire dalle 21:30 con ingresso libero a tutti.
L’occasione prende spunto dall’uscita del suo nuovo album ERA CHE COSI’ prevista per l’inizio di marzo 2008, con l’etichetta Mizar Records/Novunque e distribuito da Self. Infatti il gruppo presenterà il nuovo lavoro in studio deliziandoci con un live seducente e partecipato.
Un viaggio onirico tra dolci ballate, rumori violenti, fiabe cantate, luci giocate in cui emerge un linguaggio teatral-musicale continuamente spiazzante. Ettore, impegnato alla mimica e alla chitarra senza una corda, imbastisce la messinscena: i pezzi, spogliati dei corposi arrangiamenti "di pancia" dell’album, sono giocosi e bislacchi come filastrocche un po’ sboccate spuntate da chissà dove. Giuradei non è solo vino, cantine, donne, sbronze ma anche fiorellini, stelle, mucche, culi sudati sulla lavatrice per intenderci. Eccolo dare un bacio al bambino, fare le boccacce a chi lo riprende, correre incontro urlando, salutare chi viene e chi va, celebrare l’ottantatreesimo compleanno di suo nonno, staccare le luci della corrente per ammantarsi di oscurità e nell’oblio ricevere l’applauso, risorgere per gli acclamati bis. Un grande talento a metà strada tra lo "sbraco" di Paolo Rossi, la gigioneria di Capossela e l’imbarazzo di un talentuoso ma timido commediante al primo provino.
Ettore Giuradei e’ un songwriter moderno e la band è composta da cinque elementi. Ettore Giuradei (voce e chitarra) Marco Giuradei (tastiera) Danilo Diprizio (chitarra) Domenico D’Amato (contrabbasso) Giuseppe Mondini (batteria)
Alle spalle un album che non ha lasciato indifferenti: una nuova alchimia di folk, rock e canzone d’autore, capace di evocare un’atmosfera fuori dal tempo. Intrecci di parole a creare situazioni sospese, intime ma sempre legate ad una realtà che non viene mai tralasciata. Racconti che si snodano attraverso abbandoni e ripartente, in un caleidoscopio di emozioni che non può che coinvolgere e trascinare. Un concerto insieme vicino e distante, sanguigno e raffinato, in cui Ettore Giuradei mette il proprio istrionismo al servizio dell’accompagnamento, minimale eppure pieno ed avvolgente, di Marco Giuradei.
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Recensione live di "Era che così" dal sito www.vallesabbianews.it a cura di Alfredo Cadenelli
Un pubblico foltissimo, assiepato fin sul loggione del Teatro Centro Lucia di Botticino, ha calorosamente applaudito la presentazione del nuovo lavoro di Ettore Giuradei, certamente uno dei più interessanti e seguiti cantautori della nuova scena bresciana.
L’istrionico Ettore, classe 1981 e originario di Provaglio d’Iseo, ha infatti inaugurato a Botticino la tournée con cui porterà in giro un po’ per tutta la Penisola, da Reggio Calabria a Bolzano, i brani che compongono il suo secondo lavoro, l’album "Era che così" (Mizar Records).
Ad affiancarlo una band decisamente "calzante": oltre a Ettore alla voce e chitarra acustica e il fratello Marco alle tastiere, suo fido collaboratore da lungo tempo e autore di parte delle musiche e degli arrangiamenti, lo accompagnano un estroso Danilo Di Prizio, in veste di chitarrista solista (anche se nella vita spazia dall’arte poetica alla pittura; www.diprizioarte.com il suo sito personale), e un’ottima sezione ritmica, che sa colorare i pezzi con tocchi precisi e mai banali. La compongono Bruno Bonarrigo, che se la cava egregiamente con le quattro corde di contrabbasso e basso elettrico, e uno strepitoso Beppe Mondini alla batteria (molti lo ricorderanno per la militanza nei bresciani Les Petits Enfants Terriblez, di cui Mizar record ha recentemente pubblicato l’album d’esordio).
Il variegato quintetto (coadiuvato dal mitico Aldino Bonanno al mixer) riesce ad accattivarsi l’uditorio, anche grazie ai pochi gesti e ai discorsi smozzicati di Ettore tra un pezzo e l’altro.
Le melodie viaggiano sospese fra una ricerca nella bagaglio della tradizione musicale non solo italiana (risuonano echi di blues, tango e certa musica strumentale genericamente classificabile come etno-folk) e volontà di superamento di modelli e soluzioni "già sentite" ; Yann Tiersen o Dirty Three, tanto per scomodare illustri predecessori, sono luminosi esempi di musicisti che hanno imboccato già da qualche tempo la strada della ricerca e della sperimentazione sonora, elementi ancora germinali negli arrangiamenti tutto sommato "classici" dei brani del cantautore bresciano.
Poi ci sono i testi che, per stessa ammissione di Ettore, risultano volutamente criptici e surreali, quasi l’autore stesso volesse prendere le distanze, con gli strumenti della metafora e della trasfigurazione immaginifica, da situazioni non sempre piacevoli vissute in prima persona.
Senza addentrarmi in criptiche e francamente inutili parafrasi delle liriche dei brani proposti, ne cito due brevi passaggi, che ritengo abbastanza rappresentativi della poetica e della cifra stilistica del loro autore: "Stupito ti spiego cos’è/non capisci/anzi pensi/che quello che dico/non è che lo dico/perché voglio dirlo/me perché devo parlar" (Stupito), "Guardami guardami, non dirmi non sto ascoltando/me ne vado un attimo tanto rimango/guardami guardami/perché quegl’occhi intermittenti?" (Guardami).
Menzione d’onore per la citazione esplicita di Pier Paolo Pasolini nel brano omonimo; coincidenza, suppongo, la riproposizione di "Cosa sono le nuvole", brano co-firmato da Domenico Modugno e dallo stesso Pasolini, inclusa nell’lp "14-19", ultimo lavoro di un altro eccelso "song writer" (forse lui preferirebbe "chanteur"…) cresciuto sulle rive di un lago bresciano (il Garda, in questo caso): Paolo Benvegnù.
Completa l’opera la rilettura in chiave elettro-acustica di pezzi tratti dall’esordio discografico di Ettore, l’album "Panciastorie", realizzato insieme al fratello Marco e all’ensemble noise dei "Malacompagine", e un banchetto conclusivo in perfetto "stile Giuradei", con pane, salame un una botticella di vino rosso a troneggiare nel caveau del teatro.
Dal breve scambio di battute con Ettore possiamo percepire la soddisfazione per l’ottima riuscita di una "prima" decisamente importante, ma anche il desiderio di continuare a crescere artisticamente e l’incognita certamente allettante di provare a proporsi anche oltre i confini della propria terra natia.
In conclusione, augurargli buona fortuna e consigliarvi di seguirlo con attenzione è il minimo che si possa fare.
Per avere ulteriore informazioni su Ettore consultate il sito internet www.ettoregiuradei.it da cui è possibile reindirizzarsi verso la pagina myspace ed ascoltare alcuni brani dal suo nuovo lavoro.
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Ettore Giuradei su www.immaginariocollettivo.it
Ettore Giuradei nasce il 30 marzo 1981 a Brescia.
Nel 1998 inizia a scrivere canzoni. Dal 2001 lavora come attore per la compagnia Teatro Distratto con la quale mette in scena diversi spettacoli di Teatro Comico. Nel 2004 inizia a lavorare, con il fratello Marco Giuradei e l’amico Gabriele Zamboni, sugli arrangiamenti delle canzoni che finiranno nel primo disco Panciastorie. Nel 2005 entrano nel gruppo, che prende il nome di Malacompagine, anche il bassista Luigi Picotti e il batterista Marco Andrello.
Nel mese di marzo dello stesso anno, dopo un concerto al Teatro dell’Acqua di Gargnano (BS) organizzato con Fabio Gandossi e dal Lari, incontra Davide Danesi con il quale decide di fondare la Mizar Records. A luglio incide il primo disco Panciastorie allo studio Sottoilmare di Valeggio sul Mincio (VR) dove incontra Luca Tacconi con il quale inizia una collaborazione che dura tutt’oggi.
Nel 2006 esce Panciastorie, per Mizar Records/Audioglobe, che vince nello stesso anno il Premio Nuova Canzone d’Autore al M.E.I. di Faenza e arriva in finale al Premio Fuori dal Mucchio 2006 e al Premio De Andre’ 2006.
Durante l’estate inizia a collaborare con il contrabbassista Domenico D’Amato e con il fonico Aldo Bonanno.
A fine 2006 lascia i Malacompagine, tranne Marco Giuradei con il quale si lancia nell’Acustico Panciastorie Tour, 10 date in 15 giorni tra Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia.
Prima di partire incontra Danilo Di Prizio chitarrista, pittore e poeta e ritira il Premio Imperdibili di Bielle a Milano dove ha la fortuna di conoscere Cisco Bellotti, ex cantante dei Modena City Ramblers, con il quale inizia uno scambio artistico-culinario molto interessante.
Al ritorno dal tour inizia a ragionare con il fratello Marco sugli arrangiamenti delle nuove canzoni che vedranno la luce grazie anche alla collaborazione di Domenico D’Amato, Danilo Di Prizio e il batterista dei Les Petits Enfants Terriblez Giuseppe Mondini.
Con la nuova band partecipa a Sanremo Off e vince il Premio 25 Aprile a Latina con il brano La Zingara.
A settembre debutta con lo spettacolo comico/surreale CabaretGodot pensato e costruito insieme a Michele Beltrami con la partecipazione musicale di Marco Giuradei.
Dopo un anno di concerti e 7 mesi di prove ad ottobre 2007 inizia le registrazioni del secondo album Era che così per Mizar Records/Novunque distribuzione Self allo studio Sottoilmare di Valeggio sul Mincio (VR).
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Recensione live su Ettore Giuradei dal sito Internet www.stereo7.it a cura di Ernesto Razzano
Un altro doppio live al Morgana
Venerdi 29 tocca al talentuoso cantautore bresciano Ettore Giuradei
Arriva da Brescia Ettore Giuradei uno dei cantautori emergenti sicuramente tra i più interessanti di questi ultimi anni, il suo primo lavoro "Panciastorie" è piaciuto moltissimo a critica e pubblico, inizia proprio in questi giorni la tournè che accompagna il nuovo album "Era che così". Le sonorità cantautorali che spaziano tra i riferimenti classici da De Andrè a Conte, si avvalgono di un approccio rock che anima impennate ritmiche sostenute da testi che raccontano storie, le sue, che possiamo, forse sentire anche un po’ nostre. Nella sua proposta un’originale alchimia di folk, rock e canzone d’autore, capace di evocare un’atmosfera fuori dal tempo. Intrecci di parole a creare situazioni sospese, intime ma sempre legate ad una realtà che non viene mai tralasciata. Racconti che si snodano attraverso abbandoni e ripartenze, in un caleidoscopio di emozioni che non può che coinvolgere e trascinare.
E’ lui stesso a dirci qualcosa in più…
Vado un po’ controcorrente rispetto alle varie recensioni lette su di te. C’è molto rock nel tuo approccio, intendo l’approccio, l’anima, inteso alla maniera di Adius di Piero Ciampi, certo poi siamo nell’ambito della canzone d’autore, ma vorrei sottolineare questa vena forse un po’ sottovalutata dalla critica, tu che ne pensi?
Mi fa piacere che tu abbia colto il mio approccio viscerale, penso sia una componente fondamentale del mio vivere la canzone, soprattutto in concerto.
Da "Panciastorie", tuo primo lavoro, al prossimo "Era che così", che cosa è cambiato a livello di suoni e composizione?
È cambiato molto. Con mio fratello Marco, che m’accompagna al pianoforte, abbiamo deciso di prendere una strada decisamente più acustica, quindi contrabbasso, chitarra acustica e batteria, senza comunque tralasciare l’aspetto "rock" di cui parlavamo prima.
Per quanto riguarda i testi, sono sempre improntati sulle mie esperienze personali, quindi fondamentalmente amore, spesso malinconico, piacere e qualche incazzatura. In più, a differenza del primo disco, ho usato un testo non mio, prendendo una parte di una poesia di Pasolini che ho musicato per uno spettacolo teatrale.
La scena della musica indipendente è immediatamente associata a sonorità più elettriche, i cantautori fanno più fatica secondo te a trovare spazi adeguati? Sono "condannati" ad emergere subito per realizzare al meglio i loro progetti?
Secondo me la difficoltà più grossa è riuscire a far capire alla gente che anche il cantautore, soprattutto oggi, ti può portare un concerto, che come potenza e energia a volte sorpassa alla grande alcuni concerti che sulla carta dovrebbero essere più "rock". Se tu vai a vedere Giuliano Dottori in trio, Stefano Vergani con l’Orchestrina Pontiroli, Veronica Marchi e tanti altri capisci quello che voglio dire.
Rimaniamo nel panorama indipendente, quali sono i progetti musicali secondo te più interessanti?
E quali invece i tuoi riferimenti musicali in generale?
Quelli che ho citato sopra e, scusa la presunzione, però penso che il mio ultimo lavoro e il concerto che vedrete al Morgana siano cose molto interessanti.
Per quanto riguarda i riferimenti in generale, sicuramente De Andrè, Capossela, Conte ma anche Nick Cave, Bob Dylan. Ti dirò quest’anno ho ascoltato molto Lucio Dalla e ho un debole per i concerti di Vasco Rossi.
La dimensione live per te nei prossimi mesi sarà centrale visti le tante date che avrai, con quali compagni di viaggio l’affronti e che tipo di spettacolo portate in giro?
Lo spettacolo è stato preparato con cura e spero possa piacere a più gente possibile. I miei compagni di viaggio, ad oggi, insostituibili sono mio fratello Marco Giuradei al pianoforte, Danilo Di Prizio alla chitarra, Beppe Mondini alla batteria e Bruno Bonarrigo al Contrabbasso, con noi ci sarà anche Aldo Bonanno nostro fonico.
E a al Morgana che serata dobbiamo aspettarci, il posto è davvero molto piccolo…….
Sono convinto che sarà un gran concerto, nel caso contrario preparate un po’ di insulti e qualche verdura non troppo fresca…
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Recensione di "Era che così" su www.lagodiseo.it a cura di Claudio Andrizzi
Giuradei: «Adesso parlo soprattutto d’amore» - Anteprima sabato 23 al Centro Lucia di Botticino. Sciolti i Malacompagine, adesso lavora col fratello.
IL CANTAUTORE BRESCIANO AL SUO SECONDO ALBUM, «ERA CHE COSÌ», IN USCITA IL 29 FEBBRAIO
Con il suo primo disco è riuscito ad imporsi come una delle presenze più interessanti nel panorama nazionale della nuova canzone d’autore. Ed ora, a due anni di distanza, Ettore Giuradei è pronto per tornare in scena con il secondo capitolo della sua avventura musicale: il nuovo album del cantautore bresciano, intitolato «Era che così», sarà disponibile in tutta Italia a partire dal 29 febbraio, e verrà presentato in anteprima la sera di sabato 23 febbraio al teatro Centro Lucia di Botticino.
Il lavoro, distribuito a livello nazionale dalla Self, uscirà anche questa volta per Mizar, la label bresciana che nel 2006 debuttò sul mercato proprio con «Panciastorie», il primo album accreditato a Ettore Giuradei e Malacompagine.
Cos’è cambiato da allora?
«Innanzitutto è cambiato tutto il gruppo - racconta Ettore -. I Malacompagine non ci sono più, è rimasto solo mio fratello Marco, che su questo nuovo disco ha cominciato a collaborare in modo più intenso, scrivendo anche la musica di una delle nuove canzoni, e ricoprendo un ruolo fondamentale per la parte relativa agli arrangiamenti. Con lui abbiamo costituito un nuovo gruppo, che oltre ad aver partecipato alle registrazioni mi seguirà anche dal vivo: Danilo Di Prizio alla chitarra, Bruno Bonarrigo al contrabbasso e basso elettrico, Giuseppe Mondini alla batteria, mio fratello completa l’organico al pianoforte».
Soprattutto, nei due anni successivi all’uscita, «Panciastorie» è riuscito ad imporsi all’attenzione generale.
«Abbiamo avuto ottime recensioni, e sono arrivato a vincere il premio Nuova Canzone d’Autore al Mei 2006, oltre ad essere approdato in finale al Premio De André a Roma, sempre nel 2006; in due anni abbiamo fatto un centinaio di date in tutta Italia, tra cui spicca l’Acustico Panciastorie Tour, dieci date in quindici giorni a cavallo tra 2006 e 2007 tra Lazio, Puglia, Basilicata e Sicilia».
Il nuovo disco è stato registrato a Valeggio Sul Mincio, e rispetto al primo presenta numerose novità.
«Abbiamo deciso di prendere una nuova strada puntando su arrangiamenti molto acustici, ovviamente solo con strumenti acustici, cercando di non tralasciare l’aspetto energico di alcune canzoni. I testi sono molto personali, parlo soprattutto d’amore, un paio di canzoni sono più politiche e c’è anche un omaggio a Pierpaolo Pasolini: il testo è tratto da una sua poesia che ho musicato, "Vittoria"».
L’influenza principale?
«De Andrè per me sta sopra tutto, per mio fratello Paolo Conte, ma ascoltiamo anche tanti cantautori della nuova scuola, in particolare quelli della scena romana».
«Era che così» verrà promosso con un tour in tutta Italia.